Scuola Digitale 2019, lo scenario italiano

Scuola digitale in Italia
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Dall’ultimo rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) emerge un quadro poco entusiasmante per quanto riguarda la scuola digitale in Italia.

Il 48% degli insegnanti in Italia ha più di 50 anni contro la media OCSE del 34%. I docenti italiani hanno in media 49 anni (44 anni nei Paesi OCSE), mentre i dirigenti scolastici hanno in media 56 anni (52 anni OCSE).

Questi dati fanno parte di una più estesa indagine internazionale sull’insegnamento e l’apprendimento TALIS (Teaching and Learning International Survey) per il 2018, redatta per l’OCSE.

Come afferma la stessa organizzazione, la ricerca ha avuto come principale obiettivo quello di acquisire informazioni, nel contesto internazionale, circa le pratiche didattiche e la formazione dei docenti.

Alcuni dati per comprendere lo scenario scolastico italiano:

  • il 78% dei docenti e il 69% dei dirigenti scolastici è di sesso femminile (68% la percentuale media delle docenti e 47% quella delle dirigenti scolastiche nei Paesi OCSE);
  • il 97% dei docenti concorda nel definire positive le relazioni tra studenti e insegnanti;
  • Il 3% dei dirigenti scolastici segnala atti di bullismo tra i propri studenti, percentuale comunque inferiore alla media del 14% registrata negli altri Paesi;
  • il 35% degli insegnanti lavora in scuole in cui almeno il 10% degli studenti ha un background migratorio (a fronte di una media OCSE del 17%);

La Scuola Digitale per L’OCSE stenta a decollare

Altro focus dell’indagine è stato il grado di innovazione nell’ambiente scolastico: la cosiddetta scuola digitale. In un’indagine del 2017, condotta dal giornalista Riccardo Luna, solo il 10% delle scuole aveva raggiunto un buon livello di trasformazione digitale.

Il divario con il resto dei Paesi OCSE nel 2018, rispetto all’utilizzo di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC), è di circa 6 punti percentuali (47% in Italia, contro una media del 53%)

Ed infatti il 17% degli insegnanti esprime una forte necessità di aggiornamento sull’utilizzo degli strumenti legati alla scuola digitale, definiti anche con l’acronimo TIC:

il 68% degli insegnanti ha frequentato negli ultimi 12 mesi del 2018 corsi di formazione professionale legati all’uso delle TIC per l’insegnamento, come l’utilizzo del mobile learning in alcuni progetti pilota.

Se prendiamo in esame il grado di preparazione del corpo docente in materia digitale, il 52% dichiara di aver ricevuto un’adeguata formazione sull’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Nello specifico, il 36% dei docenti si è sentito preparato per l’utilizzo delle tecniche digitali volte all’apprendimento.

Forse il dato più significativo è che il 31% dei dirigenti scolastici intervistati ha dichiarato come la qualità dell’istruzione nel proprio istituto sia frenata da una generalizzata inadeguatezza della tecnologia rivolta alla scuola digitale.

I casi virtuosi in Italia: il metodo Leonardi

Grazie all’innovazione tecnologica, il Centro Studi Leonardi ha introdotto una nuova formula di studio in aula o distance learning.

Grazie a piattaforme di e-learning è possibile studiare da qualsiasi luogo e con i vari strumenti di comunicazione come computer, tablet o smartphone.

Il metodo Leonardi è composto da una metodologia aperta a soluzioni one to one e classi virtuali, in modo da rispettare ed ottimizzare tutti gli step formativi:

  • Sviluppo di piani di studio personalizzato
  • E-learning (studio asincrono)
  • Videoconferenza in tempo reale (studio sincrono)
  • Didattica con tutor e docenti
  • Assistenza burocratica
  • Carta servizi studenti

Il metodo Leonardi è strutturato per insegnare allo studente il modo adeguato per apprendere le varie discipline di studio, attraverso tutti gli strumenti digitali a disposizione, acquisendo una metodologia di apprendimento che rappresenta la perfetta sintesi fra studio autonomo e studio assistito.

Gli ultimi interventi del Governo sulla scuola digitale

Nell’ultimo decreto del MIUR sono previsti dei fondi destinati agli Ambienti digitali didattici innovativi per le scuole statali di ogni ordine e grado. Si parla in tutto di circa 22 milioni di euro.

L’obiettivo principale è quello di finanziare progetti che stimolino la creazione di ambienti digitali innovativi, che sappiano quindi integrare didattica e tecnologia in modo costruttivo.

Agli intenti si contrappone la realtà dei fatti: confrontato il budget del biennio 2016-2018 con quello attuale risulta evidente una riduzione importante degl investimenti, soprattutto per quanto riguarda la formazione del corpo docente e dei dirigenti scolastici.

Più in generale c’è una sostanziale difficoltà nell’accogliere questa rivoluzione digitale all’interno degli istituti scolastici, causata in larga parte da una reticenza degli stessi addetti ai lavori, intimoriti spesso dal rivoluzionario approccio che il digitale sta portando.

In una società sempre più multi mediale e audio – visuale, insistere con una didattica mono-canale basata in prevalenza sulla scrittura risulta anacronistico e per nulla formativo.

Gli auspici sono tanti, ma forse prima di iniziare bisognerebbe guardarsi attorno e prendere il meglio dai casi virtuosi che, seppur limitati, sono presenti sul territorio nazionale.