Ce la puoi fare. Ne sei consapevole?

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Quando l’insegnamento diventa apprendimento? Quando l’obiettivo di un insegnante è l’obiettivo dell’alunno: la maturità, che vuol dire prima di tutto acquisire la consapevolezza delle proprie capacità. Ce lo spiega @lddio condividendo con noi la sua esperienza.

Quando andavo a scuola (sì, Dio andava a scuola) avevo un insegnante che di quel lavoro non aveva capito nulla. Il suo obiettivo era conquistarsi i nostri favori facendoci fare un bel niente ogni giorno, così non faceva niente nemmeno lui, e nessuno si lamentava.
La sua disciplina era molto tecnica, e avrebbe dovuto aggiornarsi tipo ogni semestre, ma non lo faceva da un decennio abbondante, quindi non solo non ci faceva fare niente, ma non avrebbe potuto neanche volendo. Non aveva niente da insegnare.

Era un perfetto parassita della scuola, un prof bulletto che in ogni classe creava un sottobosco di giovani complici meschini, eppure era considerato un eccellente insegnante, ai colloqui aveva sempre belle notizie da dare ai genitori, e – indovina un po’ – gli studenti lo adoravano. Perché sapevano che con lui potevano barare, e fregare il sistema e i genitori con la sua approvazione.

Avevo poi anche un altro insegnante, che valorizzava le lezioni e il tempo che si passava insieme. Anche lui ci lasciava la possibilità di non fare nulla, però in un modo diverso: lui ci trattava alla pari, da persone adulte, ci dava degli obiettivi e poi ci lasciava infinite possibilità di fregarlo. Barare con lui era come sfondare una porta aperta, così alla fine nessuno ci provava, e tutti studiavano.

Una volta a un suo compito in classe copiai, e presi 10. Era stato così facile che non provai nessun gusto a farlo, e anzi, dopo un po’ sentii il bisogno di confessarglielo.
Lui non fece una piega, non fu nemmeno deluso, mi disse soltanto “si vede che avevi bisogno di alzare la media”. Come a dire: cosa vuoi, il mio perdono? Sei un bimbo grande, ormai, hai il potere di fregarmi, e se hai scelto di farlo sono affari tuoi. Tieniti pure il tuo 10 ottenuto barando, e buona vita.

Dopo quella faccenda, ho imparato così bene che non si bara che anche oggi, su Twitter, quando mi rendo conto di aver scritto la stessa battuta di qualcun’altro, la cancello immediatamente. Anche se abbiamo solo pensato la stessa cosa in buona fede. Anche se l’ho scritta prima io. Anche se era a 1000 retweet.
Perché i veri insegnanti, e la vera scuola, fanno questo effetto: ti fanno capire che non devi barare, semplicemente perché non c’è nessuno da fregare, non c’è nessun vero premio per i furbi. Forse qualche piccolo vantaggio, sì, ma alla fine sarai sempre tu, da solo con te stesso, con i tuoi traguardi, o con le tue fregature.

La tua condotta è nelle tue mani, i risultati che ottieni sono tuoi, così come lo sono la tua vita, il tuo futuro e le scelte che farai. Approfittare di un sistema sbagliato che ti permette di non fare nulla e barare, ti farà solo ottenere conquiste fasulle, roba da poco, che non servirà a niente, mentre la soddisfazione di aver superato davvero una prova difficile sarà tua per tutta la vita.
E se in qualche momento di debolezza dubiterai delle tue capacità, la consapevolezza di avercela fatta con la tua volontà, con la tua testa, ti darà la forza di cui avrai bisogno per sentire che, anche stavolta, puoi farcela.
Questo, è #StudiareDaDio.

@lddio