Basta Studiare! Intervista a Marcello Bramati e Lorenzo Sanna autori del libro

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Grazie a Twitter siamo venuti a conoscenza di un libro molto interessante, con un titolo che non passa inosservato: Basta studiare!
Abbiamo perciò contattato gli autori, Marcello Bramati e Lorenzo Sanna, giovani professori che insegnano nei licei classici e scientifici.

Proprio due professori scrivono un libro dal titolo “Basta studiare!”?
Noi che siamo sempre aperti all’innovazione didattica abbiamo voluto approfondire e ne abbiamo parlato con gli autori.

Come nasce l’idea di questo libro?

Il libro rappresenta per noi sia un punto d’arrivo che un punto di partenza.

Da una parte abbiamo voluto raccogliere e condividere tutta una serie di buone pratiche, prospettive ed obiettivi che hanno caratterizzato il nostro lavoro insieme in questi ultimi dieci anni, dall’altra abbiamo voluto rilanciare e proporre ad altri centri scolastici e a tutte le famiglie dei nostri lettori la nostra idea di scuola, che è realmente efficace solo se si basa su una concreta e continua alleanza collaborativa tra i docenti e i genitori.

Il libro ha l’obiettivo di restituire centralità e nello stesso tempo fiducia all’agire educativo delle famiglie, suggerendo pratiche e metodologie per osservare ed intervenire, con l’aiuto nella scuola, durante il biennio della scuola superiore, quando spesso gli studenti sono invitati ad “arrangiarsi” e sfiducia ed inerzia prevalgono sull’entusiasmo, lo studio e l’accettazione della fatica, proprio all’inizio di quella scuola superiore che è stata scelta.

Il libro rappresenta anche una risposta di ottimismo ad una parte della recente letteratura di scuola, che spesso si ferma alla critica nostalgica di un mestiere inattuale, quello dello studente, circondato da metodi insensati (i compiti?) e figure sfiduciate, docenti e genitori.

Basta studiare!” vuole invece costruire nuove forme di dialogo tra la scuola e la famiglia e rilanciare sulla priorità dello studio, attraverso la regia del buon uso del tempo e dello spazio e l’appello al valore dell’esemplarità di figure di riferimento, gli insegnanti e i genitori, che per lo studente adolescente possono e devono tornare ad essere opzioni valide per la loro formazione.

Sappiamo che il libro è rivolto principalmente agli studenti e alle loro famiglie. C’è però un insegnamento che i docenti e le singole scuole possono trarre dal libro?

L’insegnamento principale è quello di considerare che il mestiere del docente può anche essere considerato complementare a quello del genitore e che quindi dagli “occhi di casa” gli “occhi della scuola” possono ricavare tanti elementi utili per rilanciare il lavoro in classe.

Dai colloqui e dalle riunioni con i genitori, se non dall’osservazione in classe, arrivano appelli (più o meno disperati) alla mancanza di metodo di lavoro, all’assenza di libri, quaderni e diari, alla totale prevalenza del divano rispetto alla scrivania, nell’assenza di concentrazione e motivazione, ad un tempo a casa che è sempre o troppo o troppo poco, poi nervosismo, sfiducia, lamentele.

L’insegnante può anche ripartire da tutti questi elementi e costruire in classe con il proprio esempio (tra agenda, programmazioni, passioni e qualche stanchezza) e con lezioni ad hoc, metodo, motivazioni e pianificazione.

La scuola non deve prescindere da tutto questo.

Il nostro obiettivo come scuola è quello di aiutare i ragazzi a raggiungere la maturità, quella vera, che implica la consapevolezza di sé, del proprio talento e della realtà circostante. Qual è per voi oggi il ruolo della scuola nella crescita personale dei ragazzi?

La scuola rappresenta un luogo educativo privilegiato, perché accoglie e impegna i ragazzi per gran parte della giornata; la scuola è quindi quell’ambiente che non può perdere terreno, cedendo alla stanchezza, all’appiattimento, alla routine.

Il ruolo della scuola è quello di rendere alla società studenti il più possibile eruditi e senza dubbio anche buoni cittadini: sono vere imprese educative, ma è necessario coglierle, mettendosi a disposizione delle famiglie, che noi consideriamo principali protagoniste dell’educazione dei figli.

La scuola ha quindi ruolo di interlocutore fondamentale della famiglia, capace di ascolto, di consiglio, di occhio professionale per quel che riguarda lo studio, l’organizzazione di tempi e spazi, la gestione del proprio impegno nel gruppo dei pari e con l’autorità.

La sfida è lanciata, va colta.